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La storia di Pimpa e la medicina traslazionale

Pimpa, Brontolo e Biancaneve 

Questa che vi voglio raccontare è la storia della cagnolina Pimpa, no, non la Pimpa dei fumetti di Altan quella bianca a macchie rosse anche se un poco le assomiglia, la Pimpa di cui vi voglio parlare è la mia cagnolina, un’allegra maltesina che oggi a 10 anni di età, malgrado le brutte vicissitudini passate, gode ancora di una spirto gaudioso.

Pimpa è mamma di 3 vivaci maltesini di nome Bianca, Brontolo e Snoopy, di cui i primi due vivono da sempre a stretto contatto con lei. Fa parte della famiglia anche Rocky, un altro maltese che non presenta però legami di sangue con nessuno dei tre. Pimpa come ogni buon maltese che si rispetti è sempre stata vivace, attiva, giocherellona, coraggiosa e affettuosa, ha inoltre sempre difeso la casa ed il cortile dagli intrusi con i suoi potenti e acuti abbai, degni di un allarme antincendio. Da notare che per intrusi Pimpa intende qualsiasi cosa in grado di valicare i confini del cancello, rumori compresi. Pimpa è sempre stata così, una maltesina gioiosa e vivace, almeno fino all’estate del 2015 quando qualcosa in lei iniziò a cambiare.

Un giorno in famiglia ci accorgemmo che la cagnolina non vedeva più molto bene, non riusciva a distinguere né i movimenti né i suoni intorno a sé, pareva non riuscire a percepire da che parte provenivano suoni e immagini, inoltre camminava con fatica e tremava, presentava tremori su tutto il corpo come se qualcosa la spaventasse. Fu portata quindi immediatamente dal veterinario ma il quadro era parso da subito molto complesso, un possibile problema di tipo neurologico, e la diagnosi a sua volta molto complicata da fare, tant’è che lo stesso veterinario ci informò dell’impossibilità pratica di poter procedere con qualsivoglia cura. Il disturbo peggiorò rapidamente e nell’arco di due giorni ci trovammo tra le braccia una cagnolina quasi totalmente apatica, totalmente priva della gioia di vivere che l’avevano caratterizzata fino a qualche giorno prima.

Pimpa

Fu così che su consiglio dello stesso veterinario portammo Pimpa all’ospedale veterinario San Michele di Tavazzano, una vera propria struttura ospedaliera per animali. L’ospedale San Michele è una struttura corredata dalle più moderne attrezzature chirurgiche e diagnostiche, conta inoltre un team di più di 20 medici veterinari specializzati nelle varie patologie, esattamente come accade in un ospedale classico si può trovare il professionista o il team di professionisti esperti nella patologia di cui l’animale soffre.

Il medico che si fece carico di prendere in cura la piccola cagnolina fu il dott. Offer Zeira, veterinario dirigente della struttura esperto in neurologia, neurochirurgia e medicina rigenerativa. Il dott. Zeira collabora inoltre con diversi istituti universitari di ricerca per la veterinaria e la medicina umana nell'ambito delle malattie neurodegenerative, delle lesioni spinali, della neuro-oncologia e per lo sviluppo di vaccini anti tumorali. 

A tal proposito vorrei ripercorrere con voi le varie fasi della diagnosi prima e della terapia poi, attraverso le parole dello stesso dott. Offer Zeira con una breve e personale intervista. 




- Dottore buongiorno, prima di tutto sarei curioso di chiederle cosa si fa all’interno di questa struttura. Mi è giunta voce che qui, in questo ospedale veterinario, non curate solamente i classici animali domestici come cani e gatti, ma può capitarvi di portare le vostre cure anche ad animali un pochino più “selvaggi” o così si fa per dire, come tigri, leoni o simili, è vero?

E’ vero. Qui arrivano animali di qualsiasi tipo, oltre i piccoli animali di proprietà, come il cane e il gatto, ci arrivano animali della fauna autoctona, spesso in gravi condizioni, come volpi, tassi, lepri, nutrie, uccelli e tanti tipi e rettili. Inoltre, ci arrivano animali selvatici dai centri di recupero della fauna selvatica. Questi animali provengono illegalmente da altri paesi, quindi sequestrati. Spesso i paesi di provenienza non sono disposti a riceverli quindi rimangono per il resto della vita nei centri di recupero e noi cerchiamo di assisterli.

- Parlando del nostro caso invece, senza entrare in tecnicismi troppo complessi, vorrei chiederle quale problematica è stata riscontrata a Pimpa, ovvero qual’è stata la diagnosi?

Pimpa è stata colpita da un’infiammazione al cervello (encefalite) molto acuta e aggressiva. Una volta fatto gli esami necessari (risonanza magnetica e prelievo del liquido che avvolge il cervello), abbiamo capito che la causa della sua malattia è un disordine del sistema immunitario, cioè che la sua difesa non riconosce più alcune parti del suo cervello e lo aggrediscono. Anche i nervi ottici e le sue retine sono stati colpiti. Nel complesso il risultato era un forte abbattimento, perdita di equilibrio e cecità. 

- A questo punto, come avete deciso di procedere? Perché avete fatto questa scelta?

Di solito si usano certi farmaci per cercare di controllare questo sistema immunitario “impazzito” (cortisone e altri), ma a volte questi non funzionano, come nel caso di Pimpa. L’unica alternativa da tentare è il trattamento con cellule staminali. Queste cellule sono molto conosciute per la loro capacità di modulare l’immunità. Abbiamo somministrato le cellule a Pimpa per via endovenosa, intratecale (nel liquido che avvolge il cervello) e intra-oculare (nella parte posteriore degli occhi, vicino alle retine). Lei ha avuto un notevole miglioramento entro 3 giorni per poi migliorare sempre di più, riusciva a camminare e vedere.

- La cagnolina Pimpa come Lei ben sa, ha avuto poi una seconda e una terza ricaduta negli anni, è stata trattata con la stessa tecnica d’infusione di cellule staminali e ha risposto bene ogni volta. Attualmente esistono dei limiti in questa tecnica? Come procede la ricerca? Come si pensa di superarli (se esistono)?

Il corpo non è un computer e la medicina non è la matematica, sono entrambi molto più complessi e imprevedibili. Dall’esperienza sappiamo che ci possono essere ricadute e la malattia insorge di nuovo. Sappiamo altrettanto, che trattamenti successivi con le cellule staminali possono essere ugualmente efficaci in questi casi. Attualmente la maggior parte dei limiti all’uso delle cellule staminali non esistono. Dal punto di vista etico non si tratta più di cellule embrionali, bensì di cellule adulte prelevate dal midollo osseo o dal tessuto adiposo o dal sangue dei pazienti o donatori adulti. Ormai non si parla solo di ricerca con le cellule staminali, bensì di uso clinico. Molte malattie del cane e dell’uomo sono trattate con successo usando le staminali, è una realtà di ogni giorno nel nostro ospedale e in diversi ospedali umani. Certo, le ricerche non finiscono mai, stiamo lavorando attualmente su nuovi progetti con le staminali e senza.

- Dottore, Lei collabora a livello scientifico anche con altre strutture, nell’ambito della ricerca mi pare di capire che esiste un rapporto diretto tra quel che fate qui e quello che avviene anche in altri Ospedali e Università che trattano però la medicina umana. Sappiamo che tra le varie fasi della ricerca scientifica medica, c’è anche una parte in cui gli animali giocano un ruolo fondamentale. Per ultimo vorrei a tal proposito chiederle quali sono le implicazioni e i nessi che legano la vostra ricerca e il vostro operato, e in particolare il caso di Pimpa, con la ricerca che avviene in altri istituti, finalizzata però non agli animali ma bensì alle persone. Qual’è il filo conduttore che vi lega?

Il cane, essendo l’amico migliore dell’uomo, ci vive accanto, respira la stessa aria, mangia alimenti industriali e partecipa nella stessa attività dell’uomo. Di conseguenza si ammala di malattie simili, a volte identiche. Questo ha aperto la possibilità di indagare a fondo sulle malattie del cane e curarlo con terapie innovative che, al momento non esistono in campo umano. Questa si chiama medicina traslazionale, cioè imparare dalle malattie e dalle cure del cane per trasferire i risultati alla medicina umana, risparmiando molto tempo di ricerca. Posso fare un paio di esempi: la mielopatia degenerativa è una malattia autoimmunitaria che distrugge i nervi nel cane e lo rende paralizzato. La sua “sorella” molto simile in medicina umana si chiama SLA – sclerosi laterale amiotrofica. Abbiamo trattato negli ultimi anni molti cani affetti di mielopatia degenerativa con le cellule staminali, che hanno dato risultati positivi. Abbiamo trasferito tutta l’informazione raccolta ai nostri colleghi di medicina umana e in questi ultimi mesi si inizia a sentire che in vari ospedali provano le cellule staminali per trattare la sclerosi multipla, anche lei molto simile alla malattia nel cane. Un altro esempio è la produzione di un vaccino anti tumorale. Abbiamo scelto un tipo di tumor che colpisce sia l’uomo che il cane, identificato una piccola parte del tumore che è critica per la sua sopravvivenza e la usiamo come vaccino per stimolare il sistema immunitario ad aggredire questa parte del tumore, bloccandolo. Questo ramo della medina si chiama immunoterapia. Ha funzionato bene sui cani e ora stiamo passando tutta l’informazione raccolta ai colleghi di medicina umana. 

Molte grazie dottor Zeira.






Mirko Toller

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