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Possibile contrastare la depressione con la dieta?


La depressione colpisce circa 322 milioni di persone, pari al 4,4% della popolazione mondiale.

Ma esiste un nesso tra la dieta e la depressione? 

La risposta è si.
Negli ultimi anni sono stati stabiliti legami tra l'infiammazione cronica e una serie di malattie neurologiche, inclusa la depressione.

A dimostrarlo è una recente revisione sistematica e una meta analisi pubblicata su Clinical Nutrition, la quale delinea una gran quantità di prove che supportano il nesso tra regime alimentare e malattie mentali, depressione inclusa. Gli autori sono Katie Tolkien, Steven Bradburn, Chris Murgatrois e fanno parte del Centro di Ricerca dell'Università Metropolitana di Manchester.

Precedenti metanalisi hanno rivelato un aumento dei livelli di citochine periferiche pro-infiammatorie in quelli con depressione, rispetto ai soggetti non depressi. Inoltre, è stato dimostrato che le terapie antinfiammatorie riducono i sintomi depressivi in ​​condizioni infiammatorie, come l'artrite e il cancro.

Gli autori hanno qui dimostrato che gli schemi dietetici modulano lo stato infiammatorio, evidenziando quindi come l'alimentazione e la dieta possa essere un utile strumento terapeutico nei disturbi con base infiammatoria. A questa conclusione si è arrivati dopo avere condotto una revisione sistematica e una meta-analisi della letteratura corrente che si occupa di stabilire se esiste un legame tra il potenziale infiammatorio di una dieta e il rischio di soffrire di sintomi depressivi.

La ricerca si è focalizzata sull'associazione già dimostrata tra il potenziale infiammatorio della dieta e il conseguente rischio di sintomi depressivi o diagnosi di depressione. In seguito ad un attenta analisi fondamentale per eliminare dalla ricerca tutti gli studi che presentavano errori e che quindi non potevano essere presi in considerazione, sono stati classificati ed analizzati undici studi con un totale di 101.950 persone partecipanti in una fascia di età compresa tra i 16 e i 72 anni di età.

Un'associazione significativa tra una dieta pro-infiammatoria e un aumentato del rischio di diagnosi di depressione è risultato evidente. Una dieta anti-infiammatoria al contrario, proponeva uno scenario migliore; in definitiva una dieta ricca di alimenti anti-infiammatori abbassa drasticamente il rischio di incorrere in patologie depressive.

La ricerca ha così trovato che la dieta modula i fattori infiammatori, sono numerosi gli studi che correlano una varietà di nutrienti alimentari specifici con un ampia gamma di proprietà anti-infiammatorie. Ad esempio, il consumo di cereali integrali è stato associato a marcatori infiammatori più bassi. Anche un adeguato apporto di colina, una sostanza nutritiva che si trova in elevate quantità nelle uova, nei broccoli e nel cavolfiore, è associata a livelli infiammatori inferiori.

Vi è da considerare inoltre anche un altro aspetto ovvero l'inverso, in quanto è plausibile che lo stato di salute mentale possa determinare la selezione di cibo. Ulteriormente è stata esaminata la relazione tra stress e schemi di selezione degli alimenti ed è stato trovato che persone con stress più elevato erano tre volte più propensi a consumare cibi processati e meno propensi a consumare frutta e verdura rispetto a persone non stressate. Questo studio dimostra che la salute mentale può portare alla selezione di modelli dietetici pro-infiammatori (alimenti trasformati) e all'eliminazione di cibi anti-infiammatori (frutta e verdura) con conseguente aumento o diminuzione dello stato infiammatorio. Pertanto, l'interrelazione tra una dieta infiammatoria e la depressione potrebbe portare a un circolo vizioso in cui ciascuno potrebbe dare un feedback all'altro.








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