Cosa evoca il mare nel nostro inconscio? - Benessere mag

Cosa evoca il mare nel nostro inconscio?

Cosa evoca il mare nel nostro inconscio?

Perché, soprattutto in estate, siamo così attratti da un bel mare blu? Perché in prossimità del flusso marino le nostre menti e i nostri corpi si sentono magicamente a loro agio?

Una prima risposta è da ricercare ai primordi della nostra esistenza essendo, l’acqua il principio della nostra vita, l’archè del cosmo secondo i filosofi greci, l’elemento dal quale secondo la tradizione biblica emerse la terra, e su cui “aleggiava lo spirito di Dio”. Tuttavia nel momento della fecondazione siamo noi stessi sostanza liquida, che mediante la mucosa vaginale viene trasportata verso l’ovocita penetrandolo, durante la stessa gravidanza siamo avvolti dal caldo e protettivo liquido amniotico, infine durante l’intero ciclo vitale il nostro corpo viene irrigato da una copiosa quantità liquida, il 75% che via via si riduce a un 60% durante la fase della vecchiaia. Dunque l’attrazione verso il mare è un richiamo interiore, è la nostra essenza che si rispecchia all’esterno. Sin dall’antichità il mare rappresenta la via della conoscenza, Ulisse nell’Odissea ne subisce il fascino e la persuasiva voce degli abissi lo seduce a conoscere il mondo. Simbolo di desideri e paure, luogo di sfida, dell’ignoto, mezzo sperimentatore dei propri limiti, datore di vita, compagno inseparabile dell’uomo, il mare è un alter ego dell’essere umano.

Secondo lo psicanalista svizzero C.G. Jung “Il mare è il simbolo per eccellenza dell’inconscio, la madre di tutto ciò che vive”, esserne attratti significa essere richiamati dai fondali profondi del proprio inconscio, dalle “tenebre che ricoprivano l’abisso” secondo il libro della Genesi, dal femminile che ondeggia in ognuno di noi. Secondo lo studio citato all’inizio di questo articolo, il mare ha il potere di riportarci al nostro stato naturale, così come il liquido amniotico attutisce i suoni e i rumori esterni, il mare allontana l’anima dai rumori della quotidianità e la mette in contatto con la sinfonia della natura acquatica, con il calore interiore che la avvolge, per questo “quando ascoltiamo o vediamo l’oceano sappiamo di essere nel posto giusto”.

Osservare il mare o immagini che lo rappresentano, stimola “un atteggiamento positivo, stabilità emotiva, recupero di ricordi felici”, produce uno stato di benessere e calma, favorendo una maggiore attenzione funzionale, un incremento della performance e del successo professionale e una chiara diminuzione dell’ansia, “ringiovanisce le menti stanche”. Il mare, l’oceano, le acque sconfinate, contengono nella loro infinitezza più emozione positiva rispetto a quanta ne producano i ricordi di un’infanzia serena, aumentando la felicità del 5,2%. Dopotutto il colore del mare è il blu, da sempre simbolo di calma ed equilibrio emotivo, di immortalità nel mondo cinese, di purificazione e verità. Stabilizzatore del battito cardiaco, monitorando la pressione il colore blu favorisce la distensione per il corpo e tende ad allontanare forme di agitazione e di stress.

Il pianeta Terra, tra cieli ed acque, è vestito di blu; di nuovo torna il nostro legame con la natura nella quale ci siamo evoluti, il suo richiamo a farvi ritorno, il canto delle onde marine e dei moti dell’anima, perché dinanzi al mare il cervello sorride, dinanzi al mare il corpo si rilassa, dinanzi al mare la psiche respira, dinanzi al mare siamo più felici.

Mirko Toller

Laureato in scienze e tecniche psicologiche, mi occupo di divulgazione scientifica e comunicazione.
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