L'isolamento sociale ridimensiona cervello e facoltà cognitive - Benessere mag

L’isolamento sociale ridimensiona cervello e facoltà cognitive

L’isolamento sociale ridimensiona cervello e facoltà cognitive

Sono stati misurati gli effetti sul cervello di una prolungata privazione sociale e ambientale. Si è potuto osservare come l’ippocampo, una parte del cervello più arcaico facente perte del sistema limbico, importante per quanto riguarda la gestione spaziale, la formazione della memoria, altresì importante via del sistema neuroendocrino legata alla percezione dello stress nonché zona deputata alla produzione di cellule staminali da cui si formeranno nuovi neuroni, diventi atrofico in seguito ad isolamento sociale.

Un recente articolo del 5 dicembre 2019, pubblicato sul New England Journal of Medicine riporta un report scientifico di alcuni ricercatori che hanno monitorato il cervello di operatori di una stazione di ricerca tedesca, la Neumayer III in Antartide, i quali hanno lavorato per 12 mesi in situazione di isolamento sociale. In tale esperimento d’isolamento sia sociale che ambientale, il cervello degli esploratori ha subito alcune modifiche, precisamente il giro dentato dell’ippocampo ha mostrato una riduzione statisticamente significativa dopo 12 mesi di permanenza nella stazione, rispetto al momento della partenza e anche rispetto al gruppo di controllo che è vissuto in un ambiente normale.

Già studi condotti su animali hanno dimostrato che l’esposizione alla monotonia ambientale e l’isolamento sociale hanno effetti deleteri sul cervello, in particolare nel ridurre la generazione di nuovi neuroni nel giro dentato dell’ippocampo.

Il fatto che i fattori di stress associati a un isolamento prolungato portino a simili alterazioni nella plasticità cerebrale anche nell’uomo non era però del tutto nota. Per valutare gli effetti della privazione fisica e sociale sull’ippocampo, è stato condotto uno studio su persone che avevano partecipato a spedizioni polari, caratterizzate da monotonia ambientale e prolungato isolamento fisico e sociale. Lo studio ha coinvolto nove spedizionieri polari (cinque uomini e quattro donne) che hanno vissuto in Antartide per 14 mesi presso la stazione tedesca Neumayer III. Sono stati ottenuti dati di imaging, prima e dopo la missione per studiare i cambiamenti nel volume delle sottosezioni dell’ippocampo e della materia grigia del cervello. Sono state altresì analizzate le prestazioni cognitive  i membri dell’equipaggio prima, durante e dopo la spedizione.

Snocciolando i dati si è potuto evincere come variazioni negli ambienti fisici e sociali influenzano la plasticità dell’ippocampo. Le caratteristiche della spedizione ovvero la restrizione a vivere in uno spazio di vita e di lavoro ristretto, oltre ai limiti di esposizione a interazioni sociali imitate a un piccolo gruppo di persone per un periodo di tempo prolungato, possono aver promosso cambiamenti volumetrici del cervello. La vulnerabilità del giro dentato alla privazione ambientale, rispetto alla vulnerabilità di altri sottocampi dell’ippocampo, è simile ai risultati degli studi sugli animali, suggerendo possibili collegamenti tra neurogenesi dell’ippocampo, cambiamenti comportamentali indotti dallo stress e privazione ambientale (1).

Chiaramente solo nove persone sono state coinvolte in questo studio e come ribadito anche dai ricercatori, i dati devono essere interpretati con cautela, è comunque evidente tuttavia un collegamento tra isolamento sociale e perdita di alcune facoltà cognitive dovute all’atrofizzazione di questa zona del cervello anche sul uomo.

Se lo studio è comunque innovativo, esistono innumerevoli e ampie teorie a riguardo. Per esempio la teoria dell’autodeterminazione o Self Determination Theory (SDT) proposta da Deci e Ryan è una prospettiva che ha abbraccia il concetto di eudaimonia, quale modalità per il raggiungimento di un benessere globale della persona. La SDT propone tre fondamentali bisogni psicologici: competenza, autonomia e relazione. L’adempimento di questi bisogni è essenziale per la crescita psicologica, la competenza riguarda il sentirsi capaci, una sorta di autoefficacia riferita a molteplici settori, per autonomia invece s’intende il poter effettuare scelte autonome senza condizionamenti, la relazione riguarda infine quegli aspetti legati alla costruzione di legami sociali positivi. La salute psicologica si basa su questi tre bisogni, essi sono presenti fin dalla nascita e l’ambiente può promuovere o al contrario ostacolare il loro soddisfacimento (2,3).

Fonti:

1 – https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1904905?fbclid=IwAR1fnukd4ZZ1DE8Yq4emIMbFfEOoYKLsD1QTTKNCZmqY_Xm7uHCqZsK6y-s

2 – Annu. Rev. Psychol. 2001. 52:141–66 

3 – Deci, E. e Ryan, R. Intrinsic motivation and self-determination in human behaviour. (1985) New York, Plenum Press



Mirko Toller

 

Mirko Toller

Laureato in scienze e tecniche psicologiche, mi occupo di divulgazione scientifica e comunicazione.
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