Cosa attrae i Mass Media? Non certo il pericolo Radon - Benessere mag

Cosa attrae i Mass Media? Non certo il pericolo Radon

Cosa attrae i Mass Media? Non certo il pericolo Radon

Sapete cos’è il Radon? Il Radon è un gas radioattivo naturale inodore ed incolore che si forma nel terreno a seguito del decadimento dell’uranio presente nelle rocce. Essendo un elemento in forma gassosa si può diffondere nel terreno fino ai seminterrati o ai garage delle nostre case. Una volta inalato, insieme ai suoi derivati, ancora più radioattivi, si deposita sul tessuto polmonare, emette radiazioni verso le cellule epiteliali dei bronchi e potrebbe portare alla formazione di tumori polmonari.

È un’informazione preoccupante, che dovrebbe farci pensare seriamente al rischio che corriamo, ma in TV nessuno ne parla. Perché dovremmo temere qualcosa a cui i media non prestano attenzione? Proviamo a capire perché i mezzi di comunicazione di massa non sono interessati alla questione Radon.

Se i media vi dicessero che i fumatori – con la casa soggetta ad infiltrazioni di Radon – hanno maggiori probabilità di contrarre malattie respiratorie, leggereste od ascoltereste la notizia? Considerando che il 22% della popolazione italiana fuma, tale categoria potrebbe essere attratta dalla notizia. Per i giornalisti non è sufficiente che solo una minoranza sia attratta dalle news. Se vi dicessero che chi rischia seriamente di contrarre affezioni respiratorie, a seguito delle emissioni costanti di Radon, è un fumatore con vicino di pianerottolo un portatore sano di SARS-CoV-2? Ah ecco, ora avrebbero la vostra attenzione. Conosciamo anche fin troppo bene le conseguenze del nuovo Coronavirus, il quale ha portato in terapia intensiva – per fame d’aria – 3000 persone in questi ultimi 3 mesi.

I fumatori rischiano maggiormente affezioni polmonari da Radon. Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

I criteri di valutazione del rischio

Gli esperti valutano il rischio naturale, come potrebbe essere il Radon oppure un terremoto od un uragano, in base alla probabilità che in una determinata area ed in un certo tempo si verifichi un evento calamitoso (pericolosità), che gli elementi esposti al rischio siano vulnerabili (vulnerabilità) ed in base al valore degli elementi esposti, economicamente se si tratta di oggetti, ed eticamente se si tratta di vite umane. In poche parole: in base al danno. Gli esperti gradirebbero la partecipazione dei giornalisti nel comunicare il rischio con rigore, completezza, brevità e comprensibilità al fine di rendere i cittadini informati e consapevoli della necessità di proteggersi dai pericoli.

I criteri per il giornale sono diversi, infatti, nonostante i professionisti continuino a sollecitare i media perché inizino a divulgare seriamente il pericolo Radon, i giornalisti non sono interessati a promuovere una notizia di tale portata. Forse tramite l’associazione, decisamente provocatoria, tra Covid19 e Radon si può accendere la scintilla della notiziabilità. Notiziabilità è la parola chiave intorno alla quale si decide cosa pubblicare e cosa no.

 

La notiziabilità

La notiziabilità può essere spiegata come l’informazione in grado di suscitare l’interesse del pubblico, in quanto attuale, prossima nello spazio e nel tempo, che viola norme condivise, che coinvolge protagonisti conosciuti o vittime identificabili, che comprenda l’imputabilità di un colpevole e che sia facilmente narrabile attraverso le immagini. Quando i giornali stabiliscono che vale la pena diffondere una notizia è perché hanno la sicurezza che questa venga recepita, e che quindi il rischio venga colto dal lettore. Il rischio deve comportare delle conseguenze per il quieto vivere nel breve periodo, non deve quindi essere un pericolo sentito come lontano nel tempo, e che cambi le abitudini solo temporaneamente. Nel caso dei cambiamenti climatici, per esempio, la consapevolezza del problema è spesso sottovalutata. Primo, perché le conseguenze disastrose le riscontreremo tra una ventina d’anni e secondo, perché sarebbe richiesta una totale rivalutazione del proprio stile di vita. Risulta più semplice far finta che il problema non ci sia.

Si è inoltre convinti che il pubblico non sia sufficientemente competente per comprendere nozioni scientifiche. Non è sempre così, tanto meno è vero che chi dispone di una cultura scientifica sia in grado di valutare oggettivamente il rischio, scindendolo rispetto ai giudizi che ha formulato sull’argomento. Esistono fattori etici e politici, che a volte distorcono la percezione che anche il più grande scienziato vivente ha del rischio. In base alle idee formulate, la visione del mondo differisce tra un soggetto e l’altro.

I media ritengono che il pubblico non comprenda argomenti complessi. Photo by bruce mars on Unsplash

 

Ulteriore ragione che porta all’esclusione dalla pubblicazione di notizie è la credenza che vi sia una mancanza di fiducia tra pubblico ed istituzioni, e che quindi notizie sul rischio comunicate tramite i media, ma promosse dalle istituzioni possano essere poco considerate. Una notizia non letta equivale ad una perdita economica per la testata.

Il Radon non fa notizia

Tornando al Radon, è la sua pericolosità un rischio notiziabile? No. Non è un caso di attualità, e non coinvolge fette intere di popolazione dato che potrebbe essere presente nel mio terreno, ma non in quello del mio vicino di casa. Per di più la malattia potrebbe manifestarsi oggi, così come tra tre decenni. Ma potrebbe non manifestarsi affatto. Il Radon, con i suoi derivati, non coinvolge necessariamente soggetti conosciuti, ed il colpevole c’è ma non è additabile. Contro chi punteremmo il dito, contro un fenomeno naturale? Ultimo, ma non per importanza, i gas non si vedono, quindi è impossibile raccogliere delle immagini per raccontare la pericolosità del fenomeno.

Ecco spiegato il perché i media ripetono più volte la medesima notizia, accentuando maggiormente un aspetto prima ed un altro dopo. Ed anche perché tutti i pericoli a cui potremmo essere soggetti non ci vengono sempre segnalati.

 

Difendersi dal Radon

Ci sono comunque delle buone notizie sul Radon. Innanzitutto esiste una direttiva europea che fissa come limite un valore medio annuale di 300 Bq/m3 (Becquerel al metro cubo), e che dunque dovrebbe essere monitorato dal Comune. Esiste la possibilità di misurare la concentrazione di Radon con un dispositivo apposito e poco costoso. È necessario misurare un valore medio nell’arco di un anno, come richiesto anche dalla normativa vigente, perché la concentrazione può fluttuare nell’arco di un breve periodo. Infine, come riporta la Fondazione Umberto Veronesi, il Radon si disperde facilmente nell’aria, quindi aerando le stanze di casa più volte al giorno si scongiurerebbe il pericolo, nel caso in cui ci fossero infiltrazioni da aree sotterranee fino ai piani più elevati. Ulteriore possibilità: intervenire in modo strutturale con impianti “depurativi”.

Foto di copertina di Jen Theodore da Unsplash

 

Jessica Guenzi

Sono nata a Busto Arsizio in provincia di Varese nel '94. Mi piace conoscere e far conoscere. Cucino volentieri per le grandi occasioni, ma soprattutto amo impastare e vedere crescere l'impasto. Ho imparato molto sugli alimenti e la nutrizione attraverso il percorso universitario. Scienze e Tecnologie della Ristorazione prima, Alimentazione e Nutrizione Umana poi. Cammino tanto e le mie passeggiate preferite sono in montagna, nel perfetto silenzio della natura.
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