Walter Caputo ci parla del fascino della divulgazione scientifica e della matematica - Benessere mag

Walter Caputo ci parla del fascino della divulgazione scientifica e della matematica

Walter Caputo ci parla del fascino della divulgazione scientifica e della matematica

Il professor Caputo, coautore con Luigina Pugno del successo  editoriale “La pizza al microscopio” risponde ad alcune domande sull’importanza della matematica e della statistica

Walter Caputo

Walter Caputo insegna matematica e statistica, è uno scrittore e si occupa di divulgazione sul blog di Gravità zero, rivista di comunicazione scientifica. Tiene inoltre lezioni al corso di Giornalismo Scientifico dell’Accademia Telematica Europea.

Professore, da statistico, divulgatore e scrittore, ci può parlare del modo in cui la comunicazione giornalistica diventa divulgazione scientifica e approfondimento scientifico?

Si possono fare diverse distinzioni fra giornalismo, divulgazione e insegnamento. Vorrei però dire una cosa: se la comunicazione giornalistica può limitarsi a raccontare uno specifico fatto od evento, la divulgazione scientifica deve essere necessariamente di più ampio respiro, ovvero deve riuscire a fornire il quadro generale di un certo fenomeno, consentendo a tutti di capirlo. Detto ciò, esistono diversi livelli di divulgazione: io classifico di primo livello quella alla portata di tutti, che spesso è un mix ben riuscito di scienza, arte e letteratura; è invece di secondo livello la divulgazione destinata a coloro che già hanno delle basi sull’argomento scientifico trattato. Tale divulgazione consente a queste persone di fare un passo in avanti. Dopo la divulgazione di secondo livello, secondo me, c’è il manuale scolastico di scuola superiore e poi c’è il manuale universitario. Quanto più la divulgazione scientifica tende al secondo livello, tanto più contribuisce ad offrire un approfondimento scientifico. In ogni caso, è opportuno che il divulgatore riesca effettivamente a divulgare fuori dall’ambito delle persone che già conoscono l’argomento, e per far ciò occorre puntare al primo livello, con una notevole quantità di arte e letteratura. Solo così si può veramente raggiungere una massa rilevante di persone.

A proposito di fake news e di dati fallaci presentati sui social come risultati statistici, quale meccanismo gli autori di fake sfruttano per ribaltare le statistiche a loro favore e per i loro interessi?

Il problema di fondo è che la gente attribuisce alla matematica e alla statistica un’oggettività praticamente illimitata. Chi vuol diffondere una certa tesi afferma: “Lo dicono i numeri, non lo dico io. I numeri non mentono”. Costoro fanno leva su un insegnamento troppo dogmatico, che abbiamo ricevuto a scuola, quando i docenti, a proposito di una formula, ci dicevano: “È così e basta!”. Ecco, noi siamo ancora condizionati dal modo in cui ci sono state trasmesse quelle nozioni di base, e quindi siamo facili prede.

Foto pixabay

In che modo i numeri possono mentire o per meglio dire essere mezzo di fraintendimento?

Posso fare alcuni esempi. Se si tratta di un grafico privo di distribuzione di frequenza, tale grafico potrebbe non essere una corretta rappresentazione dei dati. Se invece leggiamo un’affermazione “statistica” priva di fonte (attendibile), potrebbe trattarsi solo di un’opinione del giornalista o – peggio – di una menzogna utile, ad esempio, per spostare il consenso degli italiani verso un certo partito politico. Se poi non vi è indicazione del tipo di indagine, non dovremmo neanche continuare a leggere il pezzo, in quanto la probabilità che si tratti di un falso è altissima. Se si tratta di un’indagine campionaria, la dimensione del campione dipende da diversi parametri (ad es. la variabilità), però – in linea di massima – possiamo dire che un campione inferiore a 100 unità non è attendibile, mentre su un campione di almeno 1000 unità possiamo riporre un buon grado di fiducia. Sempre ammesso però che si tratti di un campione estratto in modo casuale, altrimenti bisognerebbe verificare in base a quali criteri è stato formato e quanto questi criteri sono lontani dal modello dell’urna.

Quale tecnica si dovrebbe usare per ricavare dai dati fallaci e manipolati degli autori delle fake la corretta statistica inerente a quella determinata indagine? Potrebbe fornirci qualche esempio?

Purtroppo, per risalire alla “verità”, occorre un sacco di tempo e un bel po’ di conoscenza tecnica (sia di statistica, che di matematica). Posso però fornire in questa sede, con riferimento agli esempi citati nella mia precedente risposta, qualche domanda da farsi prima di accettare in modo acritico ciò che si legge. Se si tratta di un grafico, è stata fornita anche – nell’articolo – la distribuzione di frequenze? Se si tratta di affermazioni “statistiche”, vengono fornite le fonti? Se si tratta dei risultati di un’indagine, è stato indicato se è censuaria o campionaria? Se si tratta di un’indagine campionaria, com’è stato estratto il campione e a quanto ammonta la sua dimensione? Come si può notare, un minimo di “cultura statistica” può già essere sufficiente per evitare di cadere (almeno) nelle trappole più clamorose.

 

Pizza al microscopio

 

Parliamo del suo libro , “La pizza al microscopio”. Può spiegarci la connessione tra la pizza e la divulgazione scientifica?

La pizza è uno dei piatti più conosciuti al mondo. La preparazione della pizza comprende una serie di fasi che “toccano” diverse discipline scientifiche, ad esempio il lievito e l’impasto (biologia e chimica), la cottura (fisica, e in particolare termodinamica). Di conseguenza la pizza si presta particolarmente bene ad essere uno strumento per divulgare la scienza. Naturalmente agli aspetti scientifici, nel libro, sono stati affiancati quelli storici ed anche delle semplici curiosità. Ciò è necessario per riuscire ad interessare più persone, rimanendo – come ho detto prima – nella divulgazione di primo livello.

 

Professore, da appassionato di matematica, può parlarci dell’importanza e della bellezza di questa scienza poco amata?

Anch’io, come molti, non ho avuto brillanti insegnanti di matematica e l’ho quindi studiata come se fosse un dogma, una disciplina immutabile, i cui simboli sono scolpiti nella roccia. Poi, all’università, mi sono scontrato con le mie lacune, e ho dovuto studiarla per otto mesi consecutivi, full time. Una volta superato quell’esame ho capito che la matematica era una cosa diversa da ciò che mi avevano spiegato a scuola. E così ho cominciato ad insegnare matematica e a divulgarla. E ho scoperto che, a differenza di altre discipline, non “finisce” mai: anche se la studi per tutta la vita, riuscirai a comprenderne solo una parte. Di conseguenza, sta proprio qui il suo fascino: non ti annoia mai, ti presenta sempre nuove sfide, ti mette in moto il cervello e lo tiene in movimento per un bel po’ di tempo, ti consente di acquisire una forma di ragionamento utilizzabile in molti ambiti, ti permette di capire molto più velocemente degli altri delle cose che non c’entrano nulla con la matematica…

 

matematica
Foto pixabay

 

Sono d’accordo con lei sulla bellezza e utilità della matematica e sui bravi insegnanti che ci dovrebbero far innamorare di essa. Le chiedo comunque se, talvolta, nonostante ottimi maestri, il limite insormontabile al suo apprendimento, sia un determinato carattere. Mi riferisco, in questo caso, non solo a facoltà cognitive ma all’ambito comportamentale dello studente.

Credo di no. Se non ci sono impedimenti “fisici” (come ad esempio un ritardo cognitivo, che – talvolta – se è lieve e non certificato, non viene diagnosticato o comunque non comunicato all’insegnante), non ci sono problemi nell’apprendimento della matematica, se hai la fortuna di incontrare un docente bravo, aggiornato, appassionato ed empatico.

So che sta lavorando ad un nuovo libro. Può darci delle anticipazioni?

È vero, ma ci sto lavorando da molto tempo, e confesso che sono solo a metà. Si tratta di un libro di divulgazione scientifica di primo livello sulla Statistica. Vorrei che la Statistica diventasse divertente e che la gente non fosse più ingannata da un grafico falso, spaventata da un incremento percentuale discutibile, disorientata dai risultati di una ricerca su un campione di 11 soggetti…

Per approfondire

 

Antonella Domenica Amato

Vivo a Catania. Mi interessano gli approfondimenti scientifici e mi occupo di divulgazione scientifica.
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