La comunicazione del rischio durante la pandemia da SARS-CoV-2 - Benessere mag

La comunicazione del rischio durante la pandemia da SARS-CoV-2

La comunicazione del rischio durante la pandemia da SARS-CoV-2

Dicembre 2019: Wuhan, Cina, una minaccia, tutta nuova, senza nome e senza volto, fa la sua comparsa e si diffonde rapidamente in tutto il globo. Attacca le nostre difese e miete molte vittime sul suo cammino

In Italia, il 31 gennaio il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria per l’epidemia provocata dal nuovo coronavirus.  Queste le parole del ministro Speranza: “Alla luce della dichiarazione di emergenza internazionale dell’OMS abbiamo attivato gli strumenti normativi precauzionali previsti nel nostro Paese in questi casi, come già avvenuto nel 2003 in occasione dell’infezione Sars” . “Sul Nuovo coronavirus – ha sottolineato Speranza – vogliamo dare un messaggio di assoluta serenità. Il Servizio Sanitario Nazionale è molto forte, abbiamo scelto fin dall’inizio di avere un livello di attenzione che è il più alto in Europa. In questo momento siamo l’unico paese che ha interrotto i collegamenti con la Cina, l’OMS ha riconosciuto pubblicamente che siamo quelli con il più alto livello di vigilanza e di salvaguardia delle persone” (Ministero della Salute).

Possiamo stare tranquilli quindi? Non c’è pericolo, il nostro sistema sanitario è assolutamente in grado di far fronte all’emergenza. Ma è stato così?

Da fonti del Ministero della Salute, Dipartimento Protezione civile dall’inizio della pandemia, in Italia si sono registrati 247.832 casi confermati di infezione e poco più di 35.000 decessi e i dati sono in continuo aggiornamento.

Qualcosa non è andato nel verso giusto. Errore di valutazione, cattiva comunicazione del rischio, o semplicemente è stata sottovalutata la gravità dell’infezione?

In questa notizia Ansa del 29/07/2020: viene riportato che ad Hong Kong la situazione Covid-19 è molto grave, mentre meno di un mese fa era decisamente sotto controllo.

Anche qui non è chiaro se le autorità hanno omesso di dire la verità sulla reale situazione dell’epidemia un mese fa o se non hanno analizzato bene la situazione, minimizzandone gli effetti.

Il risultato è che il cittadino, nel tentativo di informarsi per proteggersi, viene mandato in confusione e non sa più quale strada seguire. Dall’inizio della pandemia ci hanno rimbambiti con migliaia di informazioni a volte in disaccordo tra loro: mascherina si/mascherina no, lava le mani/usa il disinfettante, metti i guanti/togli i guanti, stai chiuso in casa/esci per portare a spasso il cane. Ordini perentori, divieti, mai consigli, spiegazioni su come e perché sarebbe meglio adottare determinati comportamenti, per salvaguardare la nostra salute e quella di chi ci sta vicino.

Gli esperti la definiscono “Comunicazione del rischio” ed ha le sue regole ben precise.

Tutti gli attori protagonisti che prendono parte alla discussione pubblica sui rischi per la salute, rappresentano la comunicazione del rischio. La  comunicazione non deve però essere unidirezionale esperto vs cittadino, ma la prima regola importante da seguire è la partecipazione,  non ordini quindi, ma uno scambio di informazioni condiviso, in cui anche il cittadino è protagonista. Senza una partecipazione attiva e consapevole da parte di tutti, diventa difficile gestire una situazione di emergenza, come quella che stiamo vivendo a causa del Covid-19. In questo modo l’informazione acquista trasparenza, e il cittadino rinnova la sua fiducia nelle istituzioni e si adegua con più convinzione alle misure di prevenzione, di emergenza e di gestione del rischio connesso.

Le istituzioni, comprese quelle scientifiche, e le autorità che si trovano a dover comunicare il rischio adottano strategie diverse se si tratta di prevenzione, emergenza o gestione del rischio.

Nella prevenzione è importante agire sulle persone singolarmente:

  • stimolando un cambiamento nel modo di pensare, se non sono consapevoli del pericolo;
  • stimolando un cambiamento nel modo di agire, se al contrario sono coscienti del pericolo, ma non adottano sistemi di protezione;
  • stimolando un cambiamento nel modo di comportarsi, se sono restie ad abbandonare le cattive abitudini;
  • stimolando un cambiamento nella scala dei valori, se persistono con l’uso di atteggiamenti scorretti.

Durante l’emergenza, bisogna assicurarsi, una volta istituiti i piani di emergenza e individuata l’unità di crisi, che tutti i cittadini siano stati ben informati su come comportarsi.

La gestione del rischio impone l’instaurarsi  di relazioni tra gli attori coinvolti: istituzioni scientifiche, governo, ma anche mass media. In assenza di dialogo riesce impossibile  gestire le controversie che potrebbero derivare dal coinvolgimento di più parti interessate nella comunicazione del rischio.  C’è ancora la convinzione tra gli esperti che comunicare è inviare un messaggio passivamente, niente di più sbagliato! Comunicare vuol dire, come riferisce Giancarlo Sturloni “capire le ragioni dell’altro senza necessariamente condividerle”.

Solo seguendo queste semplici regole sarà possibile comunicare il rischio in modo adeguato e sperare che non si verifichino situazioni di incongruenza tra le informazioni trasmesse nel tempo.

Foto in copertina di cottonbro da Pexels

 

Immacolata Vecchio

Ricercatore CNR/IRIB con la passione per la scienza e la scrittura. "Leggere è viaggiare con la mente, scrivere è raccontare dei luoghi visitati"
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