20 Nobel italiani che (quasi) nessuno conosce - Benessere mag

20 Nobel italiani che (quasi) nessuno conosce

20 Nobel italiani che (quasi) nessuno conosce
20 Nobel italiani, di questi 12 sono stati assegnati per scoperte e innovazioni nel campo della scienza. Precisamente 6 per la medicina o fisiologia, 5 per la fisica e 1 per la chimica.
Ma se vi chiedessero di dire i loro nomi sapreste rispondere? E, cosa ancora più difficile,  sapreste dire per quale merito o scoperta?

Sono (quasi) sicura che solo pochi italiani sarebbero in grado di rispondere ad almeno una di queste domande. A voler essere sinceri, neanch’io  li ricordo tutti. Certo è… che sarebbe ammirevole conoscere i nomi di chi ha dato lustro alla nazione per i suoi studi e le sue ricerche, rendendoci  fieri e orgogliosi di essere italiani.

Il premio Nobel è stato istituito nel 1901, per volere del chimico e imprenditore svedese Alfred Nobel, che ha destinato una parte considerevole del suo patrimonio alla costituzione del premio. Viene consegnato ogni anno il 10 dicembre.

Le regole per la sua attribuzione, la suddivisione in discipline e il numero massimo di vincitori per ciascuna disciplina sono state redatte dallo stesso Nobel e scritte nel suo testamento.

È stato sempre sempre lui a indicare gli enti preposti a scegliere, tra una rosa di candidati, quelli meritevoli di ricevere il premio: “I premi per la fisica e per la chimica saranno assegnati dall’ Accademia Reale Svedese delle Scienze;  quello per la fisiologia o medicina dal Karolinska Institutet di Stoccolma; quello per la letteratura dall’Accademia di Stoccolma e quello per i campioni della pace da una commissione di cinque persone eletta dal Parlamento Norvegese”.

Iniziamo dai Nobel per la scienza

A pensarci bene il primo italiano  che è stato insignito di questo titolo è stato proprio uno scienziato: Camillo Golgi, medico. Era il 1906 e il premio per la medicina e la fisiologia gli venne assegnato per i suoi studi sull’impregnazione cromo-argentica,  nota proprio come metodo di colorazione di  Golgi. Una tecnica che permette di visualizzare al microscopio ottico le cellule nervose (neuroni) che vengono colorati di nero; per tale motivo anche detta “reazione nera”. Gli studi furono realizzati dal Golgi insieme al collega Santiago Ramon Y Cajal con il quale condivise il premio.

Qualche anno dopo di lui, nel 1909 troviamo Guglielmo Marconi. Ricevette il Nobel per la fisica assieme al tedesco K.F. Braun, grazie allo sviluppo della telegrafia senza fili. Senza di lui, oggi non avremmo telefoni cellulari,  ne tecnologie wireless, ne internet o comunicazioni satellitari. Un’intuizione formidabile quella di sfruttare le onde radio per inviare segnali audio. Il primo segnale che riuscì a inviare con una ricetrasmittente di sua invenzione fu un “codice morse”. Il segnale venne inviato al fratello che si trovava ad una distanza di 2 Km da lui, nel giardino della sua villa.

Un altro fisico, Enrico Fermi, venne insignito del Nobel per la fisica,  nel 1938,  per la scoperta della radioattività artificiale e dei radio farmaci, che aprì la strada agli studi sull’energia atomica.  Uno dei ragazzi di via Panisperna, raccontati superbamente nel film di Gianni Amelio del 1989. Un gruppo di fisici teorici,  tutti giovanissimi, che presso il Regio Istituto di Fisica dell’Università di Roma,  in via Panisperna appunto,  si dilettavano con gli studi sul nucleo dell’atomo.  A loro si deve la realizzazione,  in laboratorio, della prima fissione nucleare di un atomo di uranio.

Nel 1957 è il turno di Daniel Bovet, un biochimico. Ricevette il premio Nobel per la medicina e la fisiologia per i suoi studi sui fenomeni allergici,  che lo portarono a rendere più efficaci i farmaci utilizzati per curare le allergie: gli antistaminici.  Sintetizzò il primo precursore dei moderni antistaminici, mai utilizzato sull’uomo a causa dei suoi molteplici effetti collaterali.

Un altro ragazzo di via Panisperna, Emilio Segrè, vinse il Nobel per la fisica nel 1959 per i suoi studi sull’antimateria.  Assieme a Owen Chamberlain scoprirono l’antiprotone: l’elemento che neutralizza il protone.

Giulio Natta è l’unico italiano ad essere insignito del premio Nobel per la chimica nel 1963. Ingegnere chimico ha lavorato assieme al tedesco Karl Ziegler sulla messa a punto di nuove tecniche per la “polimerizzazione dei polimeri”,  soprattutto del polipropilene.  In altre parole ha scoperto il modo di saldare insieme tante unità di polipropilene per formare la plastica così come la conosciamo.

Il padre della moderna biologia molecolare, Salvatore Luria, collega di altri due, non meno noti,  premi Nobel:  Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini,  vinse il Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1969 per i suoi studi sui meccanismi di infezione e replicazione dei virus. Studi compiuti assieme a Max Delbrück, Alfred D. Hershey e Martha Chase.   Quest’ultima, come spesso accade nella scienza, non ricevette alcun riconoscimento.

Renato Dulbecco ricevette il Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1975 per aver chiarito il meccanismo d’azione dei virus oncogeni, che inducono il tumore, nelle cellule animali. Molto conosciuto per il suo contributo al progetto “genoma umano”:  l’identificazione di tutti i geni che compongono il corredo genetico dell’uomo.

La fisica è ancora protagonista nel 1984, anno in cui venne assegnato il nobel per la fisica a  Carlo Rubbia. Assieme a Simon van deer Meer studia le interazioni deboli delle particelle elementari, i più piccoli componenti della materia, inferiori per dimensioni ai protoni, neutroni ed elettroni, i costituenti fondamentali dell’atomo.  Vinsero il Nobel per la scoperta dei bosoni  W e Z.  I bosoni sono  particelle elementari, che agiscono da mediatori, e vengono scambiati durante la comunicazione tra le singole particelle.

Tra i Nobel scientifici figura anche una donna, l’unica italiana a dire il vero. Rita Levi-Montalcini vinse il Nobel per la medicina nel 1986 assieme a S. Cohen per gli studi sul Sistema Nervoso. Scoprì il fattore di accrescimento delle fibre nervose, noto come NGF (Nerve Growth Factor). Una scoperta che rivoluzionò il modo di concepire le cellule nervose: da elementi rigidi e predeterminati a cellule con un alto grado di adattabilità.

Riccardo Giacconi, astrofisico di fama mondiale, ricevette nel  2002 insieme allo statunitense Raymond Davis Jr. e al giapponese Masatoshi Koshiba,  il premio Nobel per la Fisica per i suoi studi pionieristici sull’astrofisica, che hanno portato alla scoperta nel cosmo di sorgenti di raggi X.

Ultimo in ordine temporale, Mario Capecchi,  insieme ai colleghi  Martin Evans e Oliver Smithies è stato insignito del premio Nobel per la medicina nel 2007 per i suoi studi sull’ingegneria genetica.  Mise a punto delle tecniche che gli consentirono di  disattivare alcuni geni specifici nel topo. I topi così creati, noti come knockout,  si sono rivelati molto utili per lo studio di numerose malattie su base genetica.

Chi sono gli italiani premiati negli altri campi del sapere?

Senza voler dimenticare nessuno, ricordiamo anche gli altri premi Nobel italiani assegnati per la spinta innovativa in  campo umanistico:

Per la letteratura:

Giosuè Carducci nel 1906

Grazia Deledda nel 1926

Luigi Pirandello nel 1934

Salvatore Quasimodo nel 1959

Eugenio Montale nel 1975

Dario Fo nel 1977

Per l’economia:

Franco Modigliani per l’economia nel 1985

Per la pace:

Ernesto Teodoro Moneta nel 1907 per la pace assieme a Luis Renault.

Sono trascorsi più di cento anni dall’istituzione del premio Nobel e ancora oggi i premi vengono assegnati secondo le volontà del suo ideatore. Eppure oggi soprattutto nel campo scientifico tutto è cambiato. La ricerca scientifica non ha più limiti così definiti, i confini tra medicina, chimica e fisica sono stati superati a causa della sempre più frequente contaminazione tra le discipline. Ma è necessario studiare i fenomeni aggredendoli da più punti di vista per riuscire ad avere una visione d’insieme.  Pertanto, in un mondo in cui le scoperte scientifiche sono spesso il risultato dell’interdisciplinarità,  sarebbe auspicabile  considerare la possibilità di evitare la frammentazione del sapere.

Foto da https://www.flickr.com/photos/atbaker

 

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Immacolata Vecchio

Ricercatore CNR/IRIB con la passione per la scienza e la scrittura. "Leggere è viaggiare con la mente, scrivere è raccontare dei luoghi visitati"
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