Dipendenza affettiva, come uscirne? Riconoscerla e affrontarla!

Dipendenza affettiva, come uscirne? Riconoscerla e affrontarla!

“La dipendenza affettiva è una caratteristica delle storie d’amore basate sull’infatuazione. Tutto ha inizio quando l’oggetto della tua adorazione ti concede una inebriante, allucinogena dose di qualcosa che non hai mai ammesso di desiderare, una pera emotiva fatta di amore tempestoso e sconvolgente eccitazione”

(Elisabet Gilbert).

Dipendenza affettiva, cause

Così come l’avidità di un drogato in una prima fase di astinenza, la dipendenza affettiva si traduce in fame d’amore, fame della persona oggetto di desiderio e senza la quale ci si sente svuotati, inquieti e nulli; sensazione tanto inaccettata che si farebbe l’impossibile per poter avere ciò che si brama e la cui impossibilità nell’ottenerlo si traduce in plenaria svalutazione di sé.

L’abito che si indossa è quello dell’ossessione pervasiva che scaturisce dal timore di essere soli, di essere abbandonati perché inferiori a chi incarna il nostro bisogno d’amore. La scarsa autostima è una delle caratteristiche dominanti della dipendenza affettiva, un terreno fertile dove la dipendenza affettiva germoglia e si espande travolgendo l’intero Sé della persona che ne è afflitta.

“Io non esisto”, “senza di lui/lei non posso vivere”, “cosa faccio se mi lascia?”, “il mio futuro senza il mio amore non può esistere”, questi sono degli esempi di pensieri che accomunano le persone con dipendenza affettiva, pensieri che da soli provano quanta difficoltà ci sia nel non riuscire a costruirsi una identità propria, una identità cioè non legata all’altro, non proiettata all’esterno.

dipendenza affettiva cause

Gli anglosassoni chiamano la dipendenza affettiva “Love Addiction” ovvero “schiavitù d’amore”

Addiction etimologicamente deriva dalla parola latina addictus che era lo schiavo affidato al padrone, mentre la parola love=amore deriva dal verbo greco mao (desidero) e, non è certo, dal latino a-mors che significa assenza di morte.

Dunque la schiavitù d’amore è schiavitù del desiderio, schiavitù di non morte, ma come si può essere schiavi di ciò che non è morte e che per la regola degli opposti è dunque vita?

Schiavitù è morte di libertà propria, di diritti propri, è morte di sé! Schiavitù d’amore o dipendenza affettiva riflettono quella morte interiore che intride il dissidio tra Eros e Thanathos, tra morte e vita, tra amore come vita e desiderio come morte, appropriandosi dell’immenso bosco che alberga l’anima. Il segreto per poter riconquistare l’anima e con essa la propria identità, la capacità di vivere respirando e godere del proprio autentico benessere, anche quando l’altro da sé non può esserci accanto, è discendere in quest’anima, conoscerla e amarla.

La fragilità delle persone altruiste

Spesso le persone dipendenti sono proprio quelle più altruiste, in grado di aiutare chi ha bisogno, pronte e attive nel farlo, non si lasciano sconvolgere dalle problematiche ma intervengono repentinamente per dare il loro sostegno, sono tutt’altro che fragili. La riconquista dell’anima, consiste per le persone dipendenti nel riconoscere questa forza interiore, darle una mano come se fosse un’amica, come se fosse una persona che richiede il loro aiuto, passeggiare con lei, prendersene cura, sentirla vivere dentro di noi nelle piccole cose, nel ritagliarsi degli spazi propri, nel fissarsi degli obiettivi personali coltivando degli interessi, sì da condividere con altre persone, ma osservando sempre l’amica Anima, in modo da non ripetere con ulteriori figure il meccanismo dipendente.

Percepire l’anima come una stella che brilla di luce propria, illuminerà improvvisamente tutto ciò che regna nella persona dipendente, ma che è stato occultato dall’ombra di chi si è scelto come partner, come elemento portante della coppia, dotato di luce propria ma soprattutto della luce che la persona dipendente gli ha affidato, come una teda, fiaccola usata nei riti sacri per accompagnare di notte la sposa dallo sposo.

Riprendersi la teda, riprendersi quel fuoco vivo, è il vero atto di forza, ma “La forza non viene dopo che ci si è arrampicati sulla montagna”, deve prescindere dal sacrificio di affidarsi totalmente all’altro, e “l’attenzione e la dedizione alla natura dell’anima, rappresentano la forza per eccellenza.” (C. P. Estès)

Riconoscere la dipendenza affettiva

Per riconoscere la dipendenza affettiva basta osservare se si è sempre obbedienti al partner, inteso come unica fonte di benessere, accondiscendere ad ogni suo volere, se non si vedono i difetti in lui che spesso ha una dinamica tendenzialmente svalutante verso l’altro membro della coppia, o se pur vedendoli e desiderandone un cambiamento non si ha il coraggio di proporlo al partner stesso, se quando si è da soli ci si sente afflitti, abbandonati e in ansia, se si ha un desiderio costante di controllare il partner, se ci si sente in colpa o inferiori rispetto al partner o se si prova rabbia nei suoi confronti e ciononostante si continua ad essere parte della coppia.

Per liberare il cuore dalle catene della dipendenza occorre conquistare l’autonomia affettiva che manca, attraverso un percorso di sostegno psicologico volto all’individualizzazione della persona, alla conoscenza e al rafforzamento di sé.

 

Dott.ssa Giovanna Pascolo – Psicologa e psicoterapeuta

Psicologo psicoterapeuta a Milano? Centro medico Medicina e Nutrizione

Redazione Benessere

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