Lo psicologo in Italia: i numeri della professione

Lo psicologo in Italia: i numeri della professione

Sempre più spesso il tema della salute mentale si ritrova in primo piano in Italia, con la richiesta avanzata soprattutto dalle nuove generazioni di un’attenzione sempre maggiore sull’argomento. Ricerche condotte sul tema (dal gruppo AXA, dati di inizio 2023) è possibile notare come circa la metà della popolazione italiana si rivolge a medici e specialisti per la propria salute mentale. Un dato enorme che permette di comprendere meglio come solo il 18% definirebbe con il termine “benessere” la propria condizione psicologica. Percentuali così basse sono comuni solo con il Giappone, non a caso il paese dove è sorto l’ormai noto fenomeno degli Hikikomori: vale a dire persone che scelgono volontariamente di ritirarsi dalla realtà per vivere in maniera isolata all’interno delle proprie stanze o case. Secondo l’OMS la pandemia ha avuto un impatto importante sulla salute mentale di intere generazioni, in cui si evidenziano un incremento di circa il 25% dei disturbi legati ad ansia e depressione.

L’Italia risulta essere ultima tra i 16 paesi presi in esame dalla ricerca di AXA (Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Belgio, Svizzera, Stati Uniti, Messico, Turchia, Cina, Hong Kong, Giappone, Thailandia e Filippine) e un campione analizzato di 30600 persone. Sul tema è intervenuto David Lazzari, il presidente del Cnop (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), il quale evidenzia come in Italia vi sia una carenza strutturale tale da rendere impossibile qualsiasi tipo di prevenzione, di fatto riducendo il tema psicologico alla patologia o meno. Sono assenti, infatti, lavori di prevenzione, promozione e intercettazione precoce del disagio. Nel caso in cui si arrivi all’assistenza pubblica, il servizio offerto è quasi esclusivamente psichiatrico, lasciando ai singoli soggetti l’onere di sobbarcarsi i costi per un eventuale psicologo privato. L’ovvia conseguenza è che chi ne avrebbe bisogno ma economicamente impossibilitato a farlo, si rassegna a lasciare da parte il tema fino a quando può sfociare in manifestazioni più evidenti e, appunto, già patologiche. I primi passi per tentare di rendere questo mercato accessibile ai più è il bonus psicologo, confermato per il 2024 e con maggiori fondi. A questo aspetto si deve necessariamente aggiungere un ulteriore tema: il risicato numero degli psicologi in Italia, con numeri poco cresciuti rispetto a quelli di mezzo secolo fa. Uno specchio del mancato investimento a livello governativo: l’Italia spende 61 euro l’anno di investimenti pubblici sulla salute mentale, nulla rispetto ai 500 euro di Francia e Germania.

Discorso a parte merita il percorso di studi richiesto per arrivare ad esercitare la professione di psicologo. Sono in tutto 7 anni e ciò non cambia dall’università tradizionale oppure da quelle telematiche riconosciute come Unicusano, equiparate secondo il Miur. Nello specifico, 5 anni è la durata del corso di studi ma a questo vanno aggiunti un anno circa di tirocinio e all’incirca un altro anno per quanto riguarda la preparazione all’esame di Stato, step fondamentale per l’iscrizione all’Albo degli Psicologi. Esistono poi numerosi corsi di specializzazione sul tema, e tra i diversi master dell’area di psicologia ci sono anche percorsi specifici per una determinata tipologia di disturbo. Questi percorsi sono tutti esclusi dal conteggio degli anni sopra riportato.

 

Mirko Toller

Laureato in scienze e tecniche psicologiche, imprenditore, mi occupo (anche) di divulgazione scientifica e comunicazione.
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