Memoria olfattiva: ricordi, istinto, affetti, piacere e bellezza

Memoria olfattiva: ricordi, istinto, affetti, piacere e bellezza

Memoria olfattiva: l’olfatto insieme al gusto è un senso che lega strettamente l’uomo alle altre specie animali. Esso ci permette di identificare i cibi e al contempo, evitare di mangiare alimenti avariati o pericolosi per la salute. L’olfatto quindi assieme al gusto, sono sensi dal forte valore evolutivo, sono sistemi d’allarme fondamentali per la sopravvivenza della specie o dell’individuo.

È cosa risaputa che molti animali, quali cani o altri mammiferi in generale hanno sviluppato un sistema olfattivo molto più sensibile del nostro, tuttavia il sistema olfattivo umano non è da sottovalutare, con 10 milioni di cellule è secondo solamente al sistema visivo.

Effettivamente uno studio ha rivelato che quando le persone annusano il suolo, come fanno i cani, il loro sistema olfattivo migliora sensibilmente. In questo esperimento è stata preparata una traccia olfattiva preparata con olio di cioccolato, i partecipanti bendati dovevano provare a seguirla. È emerso che le persone adottavano la stessa tecnica dei cani, procedendo a zig-zag e rivelando la traccia. Questi risultati suggeriscono che la cattiva reputazione dell’olfatto dell’uomo riflette probabilmente regole comportamentali e culturali piuttosto che l’effettiva capacità di per sé (Porter et al. 2007). Inoltre anche se nell’uomo si possono contare 339 diversi recettori olfattivi, siamo in grado di riconoscere oltre decine di migliaia di odori, questo è qualcosa di affascinante e ancora inspiegabile.

In questo contesto dobbiamo però parlare di memora olfattiva e affettiva

Ma perché l’olfatto dovrebbe essere legato alla memoria e all’affettività?

Perché l’olfatto è semplicemente il senso privilegiato dalla memoria. La tenacia dei ricordi olfattivi e la carica emotiva che li accompagna sono in grado di spiegare la fortuna letteraria dell’olfatto e degli odori, denigrati da filosofi e scienziati, ma celebrati da scrittori quali Balzac, Baudelaire, Flaubert, Wilde, D’Annunzio, Proust, Gadda, Calvino.

Esiste un fenomeno comune ma intrigante noto come “sindrome di Proust” che può spiegare in poche parole il concetto di memoria olfattiva. In una famosa pagina della “À la recherche du temps perdu”, lo scrittore evoca un episodio della sua infanzia legato al sapore e all’odore di un pezzetto di madeleine: un biscotto dolce inzuppato nel thè, con la sua esplosione di gusti e profumi, ha il potere di riportare all’infanzia l’autore. Gli odori qui attivano la memoria episodica ovvero una sotto- componente della memoria a lungo termine. Nella sua prima formulazione Tulving (1972) ne sottolinea l’aspetto fondamentale, ossia che questi ricordi conservano le caratteristiche spazio-temporali del contesto iniziale.

Un altro aspetto fondamentale della memoria episodica, o autobiografica, è che i ricordi sono decisamente diretti e immediati al soggetto. È questa sotto-componente della memoria che maggiormente si lega alla nostra identità; il nostro senso di sé è legato a doppio filo con l’esperienza soggettiva del ricordo nel nostro passato. In stretto rapporto con la memoria autobiografica e con il senso dell’olfatto è quella emozionale. Senza le emozioni non c’è un’adeguata elaborazione delle informazioni apprese, e forse senza di esse, si può mettere in dubbio addirittura l’esistenza dell’apprendimento.

Memoria olfattiva: più emozione meno attenzione

Le ricerche scientifiche degli ultimi decenni attestano singolarità cognitiva della memoria olfattiva evidenziandone la persistenza, la tonalità edonistica, il suo legame con il contesto percettivo e non ultimo la tendenza degli odori ad imporsi a prescindere dalla nostra attenzione volontaria.

In uno studio fMRI di Gottfried et al. (2004) ad alcuni soggetti è stato chiesto di creare storie o di stabilire dei legami tra una serie di fotografie raffiguranti oggetti vari e una serie di odori diversi, percepiti contemporaneamente all’osservazione delle foto. La successiva elaborazione delle medesime foto, senza la diffusione degli odori, riattivava la corteccia olfattiva (corteccia piriforme). Questo dato induce a supporre che un ricordo episodico non venga immagazzinato in un unico centro cerebrale ma sia distribuito tra aree differenti, così da essere elicitabile anche da un unico canale sensoriale.

Il canale olfattivo, inoltre, risulta particolarmente potente nell’innescare il recupero delle informazioni grazie alla sua spiccata componente emozionale. Questo aspetto della memoria olfattiva ci viene spiegato dall’anatomia: le informazioni olfattive sono elaborate in buona parte dal sistema limbico, ossia la struttura più arcaica del nostro encefalo, che controlla le emozioni, gli istinti e gli appetiti, in sinergia con la corteccia orbito frontale (che è la parte filogeneticamente più recente della corteccia cerebrale). Tutte queste aree integrano le diverse informazioni sensoriali e conferiscono all’odore una connotazione affettiva, favorendone la conservazione del ricordo. Gli stimoli olfattivi risultano particolarmente potenti nello stimolare questi sistemi emozionali, la velocità e il funzionamento di questo flusso di informazioni è spiegato dalla fisiologia del sistema olfattivo.

Come già sottolineato, infatti, il senso dell’olfatto è veicolato al cervello arcaico, lo stesso substrato cerebrale delle emozioni e degli appetiti. Emozioni, olfatto e memoria autobiografica, sono dunque indissolubilmente legati dall’evoluzione cerebrale, condividendone il substrato anatomico..

“L’odore subito ti dice senza sbagli quel che ti serve di sapere; non ci sono parole, né notizie più precise di quelle che riceve il naso.”

(Italo Calvino)

Lo stimolo olfattivo innesca una serie di eventi e processi che a cascata stimolano ed eccitano una serie di strutture cerebrali legate al sistema limbico. Il tutto è immediato, un profumo, una fragranza, un odore, ci collega istantaneamente a ricordi ed emozioni vissute.

Senso dell’olfatto, intuizione e bellezza

In ambito estetico, l’olfatto va considerato non solo in senso fisico ma bensì dal punto di vista mentale, e se vogliamo un po’ metaforico L’odorato nella nostra evoluzione è stato il primo senso. Come ci sentiremmo se avessimo solo l’odorato? Senza suoni, senza immagini visive, senza nulla: solo odori?

Esercizi come questi sono utili per capire l’importanza e la bellezza di ciascun senso. Se avessimo solo l’odorato, dovremmo interpretare il mondo solo attraverso gli odori e profumi che ci arrivano. E infatti gli odori non sono solo piacevoli e spiacevoli, ma sono anche aggressivi o dolci, raffinati o grossolani, calmanti o stimolanti. Attraverso l’odore di un luogo possiamo capire molto di quel luogo. Nella nostra società abbiamo paura del cattivo odore e cerchiamo di neutralizzarlo in ogni modo. E poi c’è il ricordo. Secondo Proust “Quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.”

La metafora per l’odorato è l’intuizione. In più di una lingua “avere naso” significa saper intuire, capire una situazione, una persona; capire se qualcuno dice la verità oppure ci inganna; se una situazione si evolverà in senso favorevole oppure no; comprendere che atmosfera c’è in un gruppo di persone. E infatti l’intuizione è un modo di conoscenza diretto, senza intermediari, proprio come il fiuto. Se una persona capisce una situazione al volo si dice che “ha fiuto”, di un uomo o donna d’affari, che “ha buon naso” se d’istinto sa qual è la mossa giusta da fare. L’intuizione, come l’odorato, è molto più veloce del ragionamento, che invece procede passo per passo: più sicuro, ma molto più lento. Gli intuitivi possono sbagliare, ma sono più veloci. I ragionatori sono più lenti, ma più sicuri, anche se hanno difficoltà a fiutare certe realtà che sono invece evidenti agli intuitivi.

Ma quindi quale è la correlazione tra l’olfatto e la bellezza?

Il bello in senso estetico noi lo percepiamo anche attraverso l’odorato, il bello è qualcosa che nasce da dentro e non è un concetto fisico oggettivo ma bensì uno stato d’animo che spesso viene scatenato “percependo” ciò che il nostro sé ci racconta dall’ascolto di uno dei nostri sensi.

 

Neuroestetica: la prospettiva neurobiologica nella percezione della bellezza

 

Biografia:

 

Mirko Toller

Laureato in scienze e tecniche psicologiche, imprenditore, mi occupo (anche) di divulgazione scientifica e comunicazione. Fondatore di Benessere mag.
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