L’evoluzione della bellezza

L’evoluzione della bellezza

Abbiamo compreso nel primo articolo dedicato alla bellezza come il cervello valuta in modo naturale e automatico forme e misure, e che se queste rispondono a determinati canoni saranno valutate come più o meno gradevoli. Questi parametri estetici oggettivi, si scontrano però con le valutazioni soggettive della persona, fatta d’istinti, credenze, motivazioni, emozioni e sentimenti. L’evoluzione della bellezza ci fornisce un primo indizio di come anche la soggettività sia in grado di definire il concetto stesso di bellezza.

L’evoluzione della bellezza

L’esperienza estetica, al pari di altre esperienze, non può fare a meno di coinvolgere una serie di aspetti psico-fisiologici che a vicenda si integrano fino a formare l’esperienza nella sua globalità. Come la Gestalt ci insegna “il tutto è più della somma delle singole parti”, così percezione, influenze socio-culturali, processi fisiologici e cognitivi, proiezioni personali e stati psico-emotivi si sommano l’uno all’altro per creare qualcosa di più complesso e multiforme che è l’esperienza estetica finale, esperienza che nella sua interezza diviene più della somma delle sue parti. L’istinto e le motivazioni, in questo senso, diventano ingredienti fondamentali del processo che andrà a formare l’esperienza estetica.

L’evoluzione della bellezza secondo Darwin

La discriminazione estetica e il senso dl bello affondano le loro radici nell’evoluzione del mondo animale. Questo concetto è stato a lungo studiato da Darwin il quale ha posto una relazione di continuità tra estetica animale ed estetica umana, ponendo il focus sul senso della bellezza come genuino senso estetico e sulla correlazione estetica tra bellezza e senso della bellezza. Per Darwin il primo tipo di bellezza si ritrova tra quegli animali che egli chiama “animali inferiori”, come coralli, anemoni di mare e alcune meduse, caratterizzati da colori più brillanti, oppure sfumature o striature eleganti. Si tratta di un tipo di bellezza non-estetica data dalla struttura di questi animali, una sorta di effetto fisiologico. Senza lo sviluppo successivo di un senso estetico, non sarebbe stato poi possibile definire bella una tale bellezza non-estetica.

Ma esiste anche un’altra forma di bellezza che Darwin chiama proto-estetica, ed è un tipo di bellezza volta a qualcuno e con scopo riproduttivo, come ad esempio il fascino attrattivo di alcuni fiori bersaglio di insetti e animali per l’impollinazione. È proprio in questa relazione intersessuale tra membri della stessa specie che nasce il senso estetico, è nella selezione sessuale, nell’istinto e nelle motivazioni inconsce che si struttura il senso del bello.

Bellezza ornamentale

Il senso estetico si rafforza attraverso la stessa selezione sessuale: si pensi agli animali di sesso femminile che esercitano una scelta sulla base di una preferenza per certi maschi piuttosto che per altri, tanto che la specie nella sua evoluzione si è modificata verso una bellezza maggiore che ha dato poi origine al senso estetico.

La femmina sceglie il maschio in base a caratteristiche puramente fisiche, il maschio non utilizza più la strategia della lotta per mostrare doti valoriali e conquistare la femmina, ma nell’evoluzione della specie si è assistito ad un fenomeno attuale che contraddistingue la selezione sessuale, ovvero che il maschio seduce la femmina con mezzi di tipo estetico, quali odori, suoni, danze d’amore, giochi e vari ornamenti; si pensi ad esempio al pavone, che mostra tutta la sua magnificenza, le sue piume lunghe e variopinte e compie una serie di bizzarrie, per farsi notare dalla femmina e conquistarla.

In tal caso si può parlare di bellezza ornamentale, che vede la femmina in una posizione meno passiva rispetto a prima, padrona del senso della bellezza, del gusto del bello, che sceglie istintivamente maschi più ornati o che incantano con caratteristiche estetiche e che all’estetica richiamano.

l'evoluzione della bellezza

Bellezza e senso della bellezza

Secondo la teoria darwiniana, bellezza e senso della bellezza si sono sviluppati in contemporanea, una sorta di “coevoluzione” che ha visto la bellezza dei maschi evolversi all’evolvere del senso di bellezza nelle femmine. È chiaro che lo scopo del miglioramento estetico nel maschio sia il corteggiamento e di conseguenza l’accoppiamento, dunque l’istinto come aspetto inconscio della bellezza, che è oltretutto collegato in un certo senso alla sopravvivenza come motivazione sottesa. Ma il senso di bellezza nella femmina non è qualcosa di oggettivo, bensì puramente collegato al piacere che la femmina stessa prova dinanzi alla bellezza estetica del maschio. La femmina percepisce effettivamente il bello in quanto tale accogliendo positivamente gli aspetti costitutivi della bellezza. Ma rispetto al piacere che la bellezza provoca nella femmina, ci si potrebbe chiedere perché esso sia così determinante nella scelta del partner.

L’evoluzione della bellezza: gli studi di Fisher

A questo punto bisogna spostarsi su una teoria contemporanea e sugli studi di Ronald A. Fisher (1930), secondo cui le femmine sono mosse da una sorta di radar verso aspetti che promuovano una buona genetica. Il fine dello scegliere un partner che dalla sua estetica possa dare segnali di buona genetica, è chiaramente quello di garantire una buona prole.

Quindi emerge un ulteriore aspetto inconscio della bellezza, quello della bellezza come indicatore della fitness, senza però mettere in discussione un fatto più che certo, e cioè che le femmine percepiscono il bello e lo apprezzano, semplicemente il motivo ultimo per cui esse agiscono sta nella bellezza come segnale di fitness. La scelta del partner da parte della femmina è un meccanismo istintuale, su base sessuale, ma la scelta di un determinato partner è un fatto estetico. Quindi si può affermare che tra il desiderio sessuale e la percezione della bellezza c’è sia una distinzione che una dipendenza reciproca.

Come affermato in precedenza, l’intensità del bello dipende dal desiderio e dal piacere ma al tempo stesso il desiderio può raggiungere il suo scopo solo facendo leva sull’apprezzamento del bello.

La bellezza nell’essere umano

L’estetica animale resta legata all’energia che le viene trasmessa dall’impulso sessuale. Questo determina che per gli animali, a differenza degli uomini, la bellezza non è fine a sé stessa, ma è legata ad un piacere sessuale dato dalla percezione della bellezza e non estetico in senso proprio. È ad un livello primordiale, dove non sono presenti le strutture e sovrastrutture che si sono sviluppate negli esseri umani.

Ciò non significa che nell’essere umano la bellezza e il senso del bello sia puramente estetico e non collegato, così come negli animali, al piacere, all’energia sessuale.

Darwin sosteneva infatti che sia gli uomini che gli animali inferiori, traggono uguale piacere dagli stessi colori, ombre, suoni e forme. Esiste un’affinità tra mondo animale e mondo umano e lo sviluppo continuo del sistema nervoso ne è la prova. È solo la dimensione culturale ad aver favorito l’evoluzione anche del senso estetico, ma se dovessimo indagare solo sugli aspetti inconsci della bellezza, sicuramente non potremmo esimerci dal ricercare gran parte delle ragioni istintuali e motivazionali nel mondo animale.

Prossimamente valuteremo altri aspetti legati alla bellezza come quello neurobiologico. Incontreremo la neuroestetica …

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Biografia:

  • Giuseppe Polipo – Psicologia dell’estetica – AIPE, 2014
  • Wolfgang Welsch, – L’origine animale dell’estetica -, Rivista di estetica, 54 | 2013, 181-206.
  • Bartalesi Lorenzo – La bellezza è un sentimento istintivo – L’estetico nei Notebooks darwiniani, Aisthesis 11796
  • http://www.vjo.it/wp-content/uploads/2010/09/regolat.pdf

 

Mirko Toller

Laureato in scienze e tecniche psicologiche, imprenditore, mi occupo (anche) di divulgazione scientifica e comunicazione. Fondatore di Benessere mag.
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