Gli equilibristi della quotidianità, tra vecchie e nuove abitudini

Gli equilibristi della quotidianità, tra vecchie e nuove abitudini

Il suono familiare seppur fastidioso della sveglia al mattino, il medesimo dentifricio da anni, lo stesso percorso per andare al lavoro, il bar dove chiediamo “il solito”, i capi abbinati da indossare, il brand preferito, il profumo di sempre, le fette biscottate accuratamente scelte in un enorme scaffale, la passeggiata con il nostro amico a quattro zampe o il risveglio morbido delle zampine del gatto, questi e altri cento rituali, quasi ogni giorno dell’anno, ci accompagnano.

Nella fretta della vita le abitudini spesso tengono unite le nostre giornate.

Sono punti di riferimento che scandiscono lo spazio e il tempo della quotidianità. Ci muoviamo con facilità in mezzo a loro senza accorgerci di quanto siano tenaci e radicati i nostri rituali.

Aiutiamoci con un esempio.

Pensiamo a chi cambia la disposizione dei nostri oggetti sulla scrivania, nell’armadio o in frigorifero o sposta il sedile o lo specchietto dell’auto, tanto minuziosamente adattati alla nostra comodità, ridisegnando così la mappa del nostro “territorio”.

Come ci sentiamo quando rompiamo la routine o peggio quando sono gli altri che ci impongono la loro?

Seccati, infastiditi o affatto toccati da tali cambiamenti? Per qualcuno di noi l’irritazione è quasi fisica e per qualcun altro arrivano emozioni come la rabbia. Sì, la rabbia, perché routine spesso è controllo, è un modo per andare sul sicuro, è il conosciuto, è una situazione senza sorprese che ci esenta dall’utilizzare energie per cambiare.

Chi ci toglie queste certezze, seppur piccole, fa scattare dentro di noi il timore di disorientarci o perdere il potere su ciò che ci appartiene. Controllare, gestire, organizzare sono azioni importanti nell’economia della nostra vita poiché ci permettono di ottimizzare forze ed energie. Sono funzioni indispensabili della nostra mente che, per definizione, crea “percorsi” noti, vademecum rassicuranti.

Il Prof. Gerhard Roth, filosofo e neurobiologo, spiega come pensare costi fatica: «le routine aiutano il nostro organo pensante a risparmiare energia e a minimizzare i rischi». Il cervello si ribella ai cambiamenti e tende a conservare le abitudini. Nella sua intelligenza, il sistema nervoso centrale risolve problemi dapprima con meccanismi che conosce e poi con la creatività delle nuove esperienze. Eccedere nell’organizzazione e dunque nel controllo e nella routine significa però cristallizzare, ingabbiare la creatività chiudendo le porte al nuovo, irrigidire comportamenti e pensieri.

È necessario dunque “dosare” per saper scegliere e scegliere per saper mediare rimanendo presenti a sé stessi.

Sempre dentro di noi convivono forze di opposta natura, pronte ad intervenire se inascoltate o tenute troppo in disparte. Vecchio e nuovo, conservazione e innovazione, stare e fare.

La chiave del benessere e dell’equilibrio è la “scelta” che presuppone ascolto e riflessione rispetto a ciò che vogliamo, desiderio che a volte è faticoso da raggiungere perché presuppone disciplina. Altra parola chiave, quest’ultima, che contiene in sé il valore della costanza al servizio del nostro benessere.

Benedette le scelte e le motivazioni che producono abitudini che sostengono la salute.

Godiamo dunque della facilità della routine senza precluderci la possibilità di romperla per raggiungere nuovi obiettivi. Godiamo anche della fatica che la rottura degli schemi porta perché ha in sé il sapore della novità e della responsabilità. Il tutto col buon senso di chi conserva le abitudini consolidate che fanno bene al cuore, al corpo o semplicemente al nostro cervello.

Non c’è dubbio che abbiamo bisogno tanto di routine che ci rendano la vita più semplice, di novità che rompano schemi auto-conservativi e di abitudini che creano salute.

Prendiamoci il tempo, nell’incalzare dei nostri impegni, di ascoltare quali comportamenti conservare e quali trasformare, cosa perseguire e sostenere con cura e attenzione e all’insegna dell’accudimento e valorizzazione di sé e cosa lasciar andare.

 

 Dottoressa Silvia Torrieri counselor – psicologa

Claudio Pasqua

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