Insonnia cronica: come trattarla

Insonnia cronica: come trattarla

Il trattamento d’elezione per l’insonnia cronica: il protocollo CBT-I (Cognitive Behavioral Theraphy For Insomnia) 

Dormire è fondamentale per il benessere psicofisico dell’individuo.

Durante il sonno si verificano processi essenziali per un corretto funzionamento fisico e mentale: vengono  selezionate le informazioni ricevute durante la veglia, si consolidano quelle utili e si apprende; il cervello viene ripulito dalle scorie tossiche accumulate durante il giorno; la rigenerazione dei tessuti danneggiati è molto più efficace e rapida durante il sonno e le ferite chirurgiche tendono a guarire prima; vengono secreti ormoni indispensabili per lo sviluppo psicofisico, quali l’ormone della crescita GH e  la leptina, l’ormone che regola il nostro senso di sazietà.  Si evidenzia una relazione diretta tra riduzione delle ore di sonno e obesità sia adulta che infantile.

 

Insonnia fattore di rischio 

Dati scientifici mostrano che un’insonnia cronica è un fattore di rischio non solo per patologie psichiatriche, come ansia e depressione, ma anche per malattie metaboliche, cardiovascolari e neurologiche; aumenta l’infiammazione cronica; peggiora il decorso di malattie neurovegetative; riduce drasticamente la qualità di vita; incide su concentrazione, attenzione e memoria con rischi sulla sicurezza personale e sociale; diminuisce le capacità di performance in ambito scolastico e lavorativo con ricadute negative sulla sfera familiare e relazionale. Inoltre, aumenta il rischio di incidenti sul lavoro e quello di incidenti stradali. L’insonnia è così correlata con elevati costi per la società, sia diretti che indiretti, tra cui il calo della produttività dell’individuo, spese per visite mediche, maggiore consumo di farmaci e alcol e altre sostanze.

 

alcool
Foto di jarmoluk su Pixabay

 

In Italia circa 9 milioni di persone soffrono d’insonnia cronica e durante l’anno il 45% della popolazione presenta insonnia acuta o transitoria.

La cura dell’insonnia oggi prevede sia l’uso di farmaci ipnoinducenti, generalmente benzodiazepine, sia trattamenti non farmacologici. La terapia cognitivo comportamentale per l’insonnia CBT-I (Cognitive Behavior Therapy for Insomnia) si configura come un protocollo strutturato e specifico per la cura dell’insonnia cronica ed è la terapia non farmacologica scientificamente riconosciuta come la più indicata nel favorire la riduzione dei sintomi dell’insonnia cronica.

I dati recenti del National Istitute of Health (NIH)  indicano che questo tipo di protocollo migliora il sonno nell’ 80% dei soggetti che soffrono d’insonnia e favorisce nel 90% la riduzione progressiva e l’eliminazione dei farmaci ipnoinducenti che, invece, se protratti per un lungo periodo possono causare dipendenza. Questo tipo di trattamento non ha effetti collaterali e favorisce il mantenimento dei risultati a lungo termine.

L’intervento è diretto principalmente a modificare le convinzioni e le abitudini disfunzionali relative al sonno. I comportamenti disfunzionali che il soggetto mette in atto per cercare di sconfiggere l’insonnia e le convinzioni errate che sviluppa a proposito del proprio sonno sono, dunque, le condizioni che tendono a cronicizzare l’insonnia.

 

Una “cascata” di pensieri presenti sia di notte che di giorno

Gli individui con insonnia soffrono di pensieri intrusivi spiacevoli ed eccessiva ansia durante il pre-addormentamento. La costante preoccupazione induce un aumento dell’attivazione fisiologica e un forte stato ansioso. L’ansia eccessiva determina, a sua volta, un restringimento del focus attentivo che porta l’individuo a monitorare costantemente gli stimoli interni (sensazioni fisiche) o esterni (stimoli ambientali) che minacciano il sonno, incrementando, di conseguenza, la probabilità di non dormire e la messa in atto di comportamenti per compensare la perdita di sonno che contribuiscono a cronicizzare il disturbo. Inoltre, gli individui sovrastimano le potenziali conseguenze catastrofiche della perdita di sonno e la probabilità dell’occorrenza di conseguenze negative sulla performance durante il giorno. Tali convinzioni inducono un incremento dell’attivazione psicofisiologica contribuendo ad esacerbare e cronicizzare il disturbo.

La terapia cognitivo comportamentale attraverso l’utilizzo di tecniche specifiche va a intervenire su questo circolo vizioso ripristinando un corretto ritmo sonno veglia, favorendo una corretta igiene del sonno e la riduzione dei disturbi dell’addormentamento e della continuità del sonno.

 

In copertina: foto Dieter Robbins su Pixabay

 

I disturbi del sonno in età evolutiva

Silvia Marinelli

Silvia Marinelli è psicologa e psicoterapeuta di orientamento cognitivo comportamentale, esperta in disturbi dell’età adulta e dell’età evolutiva. Si occupa principalmente di ansia, panico, depressione e disturbi del sonno nell'età adulta ed evolutiva E' una componente del comitato scientifico di “Summerhill, collana editoriale dedicata ai processi formativi ed educativi, e della rivista “9 Mesi Magazine” all’interno della quale cura la rubrica di psicologia. Nel 2019 ha pubblicato il libro: “Il Disturbo Bipolare. Modelli e prassi terapeutiche cognitivo-comportamentali”, edito da Anicia. Inoltre è socia e collabora con l’Associazione per l’età evolutiva “Ethos et Humanitas” e l’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo. Sito web: www.silviamarinelli.it
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