Quali fattori aumentano il rischio di trombosi e come prevenirla

Quali fattori aumentano il rischio di trombosi e come prevenirla

Ci sono diverse patologie mediche che dovrebbero allarmarci; tra queste c’è la trombosi venosa: conosciuta anche con l’acronimo di TVP è da considerare strettamente collegata alla formazione di un coagulo. Il trombo, all’interno della vena, può procedere fino a causare problematiche importanti agli arti o ai polmoni ma in alcuni casi, seppur rari, anche nel braccio.

Esistono due tipologie principali: la profonda e la superficiale che differiscono dalla tipologia di infiammazione e dalla modalità in cui si manifesta. Vuoi capire come riconoscere i sintomi della trombosi venosa e il modo migliore per prevenirla? Continua a leggere il nostro articolo.

Quali sono le cause

Dietro a patologie di trombosi venosa si rivelano diversi fattori: la più comune è sicuramente l’immobilità prolungata, magari causata da un intervento chirurgico oppure da altre problematiche di salute invalidanti. Anche lesioni o malattie tra cui il cancro possono essere strettamente collegati. Esistono poi casi come la gravidanza o il forte sovrappeso e l’obesità che sono da considerare a rischio. L’attenzione aumenta quando le pazienti assumono contraccettivi ormonali o fumano.

Quali sintomi dovrebbero allarmare

I sintomi della trombosi venosa variano a seconda della sede della zona e della gravità. Nei casi di TVP agli arti inferiori, i campanelli d’allarme più comuni sono gonfiore, dolore, sensazione di calore associati ad un arrossamento della zona interessata. Se il trombo si stacca e viaggia verso i polmoni, può causare una tromboembolia polmonare, una condizione grave che necessita di intervento medico urgente.

La diagnosi viene solitamente confermata attraverso l’uso di tecniche di imaging medicale: l’ecografia doppler, in primis, è il metodo più comune per diagnosticare la TVP, poiché permette di visualizzare il flusso del sangue nelle vene e di identificare eventuali ostruzioni.

Le possibilità di trattamento

Più che veri e propri trattamenti, l’azione medicale principale è quella preventiva: in caso di intervento chirurgico o un riposo forzato e prolungato, gli specialisti prescrivono l’uso di anticoagulanti. Un esempio molto comune è l’eparina, una puntura quotidiana con un liquido che brucia ma lavora proprio per evitare di incorrere in problematiche più gravi. Eventualmente sono anche disponibili pastiglie e soluzioni orali ma la tipologia di terapia viene scelta dallo specialista che capirà come agire nell’interesse del proprio paziente. In caso lo stato preventivo non fosse sufficiente, esistono farmaci specifici che lavorano per diluire il sangue cercando di evitare complicazioni.

L’importanza della prevenzione

La prevenzione della trombosi venosa è particolarmente importante per le persone a rischio: le misure preventive consigliate sono quelle di utilizzo di calze specifiche per la compressione graduata, così da intervenire sul microcircolo, fisioterapia per la mobilitazione e se possibile la perdita di peso e la diminuzione (o ancor meglio la cessazione) del fumo.

È importante che i pazienti comprendano quanto la trombosi venosa possa risultare una problematica seria e che la prevenzione, che parte da uno stile di vita sano, possa fare la differenza. In caso di dubbi o perplessità, rivolgersi al proprio medico curante o specialista di fiducia è la cosa migliore per poter essere certi di avere pareri professionali basati sulla propria cartella clinica.

 

 

Redazione Benessere

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