Il Bicerin: una notizia al giorno commentata con tono rigorosamente sabaudo
Claudio Pasqua è giornalista, editore e scrittore. Dirige torino.plus — testata online dedicata a Torino e al Piemonte. Su torino.plus firma ogni giorno Il Bicerin, rubrica quotidiana del mattino che commenta una notizia con quella flemma sabauda che — come sa chi è cresciuto in città — costa meno della satira e affatica meno il vicinato.
Si occupa anche di narrativa storica e di racconti brevi ambientati in Piemonte e in Val di Susa, con una predilezione per i secoli che lasciano poche tracce e molti registri. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 presenta le avventure di Beatrice Lanfranchi: due noir ottocenteschi, il primo ambientato nella Cappella dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino nel 1864, il secondo al Mulino del Piano di Bussoleno nel 1867. Protagonista, una donna piemontese di fine ‘800 che indaga senza chiederlo a nessuno — il che, com’è noto, è il modo torinese di indagare
Indice dei contenuti
- Partiamo dal nome. Perché Il Bicerin?
- Una rubrica quotidiana online prima delle sette del mattino. Lei a che ora si alza, per davvero?
- Come definirebbe lo stile della rubrica?
- Una notizia al giorno. Mai paura di restare senza materiale?
- Per chi scrive il Bicerin?
- Veniamo al Salone del Libro. Due gialli, Le avventure di Beatrice Lanfranchi. Chi è Beatrice?
- Il primo romanzo si svolge nella Cappella dei Mercanti, Torino, 1864. Perché proprio lì?
- Il secondo è ambientato a Bussoleno, al Mulino del Piano, nel 1867. Val di Susa, traforo del Fréjus in costruzione.
- Quanto si è documentato per i due racconti?
- Prossimi progetti?
Partiamo dal nome. Perché Il Bicerin?
Perché Il Caffè era già preso. E perché un torinese che si rispetti, prima di esprimere un’opinione, ha bisogno di tre strati ben distinti, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull’attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano.
Una rubrica quotidiana online prima delle sette del mattino. Lei a che ora si alza, per davvero?

Come definirebbe lo stile della rubrica?
Flemma sabauda. Significa che, dovendo scegliere fra alzare la voce e alzare un sopracciglio, scelgo sempre il sopracciglio. Costa meno e affatica meno chi mi è vicino .
Una notizia al giorno. Mai paura di restare senza materiale?
Mai. Vivo a Torino: entro le sette del mattino sono già successe due polemiche, un cantiere nuovo e almeno tre persone che dicono ‘eh ma ai tempi della FIAT…’. Devo scartare. È doloroso.
Per chi scrive il Bicerin?
Per chi come me, alle sette del mattino, non vuole ancora parlare con nessuno ma ha bisogno di mettere in moto i pensieri, casomai qualcuno gli rivolgesse la parola.
Veniamo al Salone del Libro. Due gialli, Le avventure di Beatrice Lanfranchi. Chi è Beatrice?
Una donna piemontese di metà Ottocento. Curiosa molto, prudente quanto basta per restare viva alla pagina successiva. Indaga senza chiederlo a nessuno, che è il modo piemontese di farsi i fatti degli altri.

Il primo romanzo si svolge nella Cappella dei Mercanti, Torino, 1864. Perché proprio lì?
Perché è uno dei pochi luoghi della città in cui convivono tre cose che — nella mia esperienza — non convivono mai per caso: santità, bellezza barocca e contabilità di prim’ordine. Quando trovo questi tre ingredienti nella stessa stanza, di solito succede qualcosa. In questo caso viene trovato un cadavere.

Il secondo è ambientato a Bussoleno, al Mulino del Piano, nel 1867. Val di Susa, traforo del Fréjus in costruzione.
Esatto. Anni in cui si scavava una montagna – il Moncenisio – e, contemporaneamente, si sotterravano molte altre cose meno raccomandabili. Beatrice arriva al mulino per un motivo banale e ne riparte con una storia che riguarda mezza valle. È il mestiere dei mulini: l’acqua entra pulita ed esce di tutt’altro colore.
Quanto si è documentato per i due racconti?
Il giusto. Il troppo è il modo elegante con cui un romanziere si dimette dal proprio mestiere per iscriversi all’archivio di Stato. Ho letto cronache, catasti, qualche lettera, le tariffe del grano e le bollette di un mulino. Poi ho chiuso tutto e ho lasciato lavorare Beatrice. Lei ha più fantasia di me e meno scrupoli, che è la combinazione giusta per un’investigatrice.
Devo pero ringraziare alcune persona speciali: per primo Claudio Secci, curatore della raccolta COLD LAND di Land Editore, senza il quale Beatrice non sarebbe esistita, a Gabriella Alison Cevrero, la mia editor e naturalmente a Beatrice Lanfranchi: è lei che mi suggerisce dove ambientare le storie. Arturo Santise, il Prefetto della Pia Congregazione della Cappella dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino, dove si svolge il primo racconto con Beatrice come protagonista. Senza di lui non avrei potuto accedere a documenti utili per la trama del racconto. E naturalmente i Congregati della Pia Congregazione. Con il loro aiuto potrò forse sviluppare in futuro un giallo, basato sulla scomparsa di uno dei due Calendari Meccanici del Plana. Ringraziamenti anche al Sindaco di Bussoleno, Antonella Zoggia e alla consigliera Antonella Arianos per avermi fatto incontrare Beatrice al Mulino Varesio (che nel racconto di fine ‘800 era noto come Mulino del Piano).

Prossimi progetti?
Beatrice continuerà a viaggiare. Del resto, la rassicurante aria un po’ snob dei salotti torinesi ha iniziato a starle stretta.
Ma una cosa è certa: mi sta già suggerendo quale sarà il prossimo caso da risolvere. E quando un personaggio immaginario comincia a parlarti con insistenza, hai due possibilità: iniziare un nuovo romanzo o cercare uno psicanalista molto bravo.


